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25 aprile 2020

Kamikaze 4

Oggi mi accorgo che, davanti a me in coda al supermercato, c'è quel tizio simpatico che di professione fa il kamikaze. Si gira, mi vede, fa l'occhiolino: capisco che mi sta sorridendo da dietro la mascherina. Realizzo però che, stranamente, non indossa la sua solita cintura esplosiva.
«E' da un po' che non la si vede in giro» dico.
«Amico mio, cosa vuole, questa pandemia è una catastrofe per il nostro settore. Mi dica: lei da quanto tempo è che non sente parlare di attentati suicidi?».
«In effetti...» commento «...è un'altra di quelle tradizioni storiche che purtroppo si vanno perdendo...»
«Han tagliato gli organici. Da quando sono vietati gli assembramenti non c'è lavoro. Io stesso sono stato messo in cassa integrazione a zero ore. E' solo questione di tempo: è la volta che mi tocca rimanere a casa» mi dice.
«Mi spiace davvero... e adesso cosa pensa di fare?».
«Sto faccendo dei colloqui...» mi dice con malcelato entusiasmo «... e ho buone chances di essere assunto come complottista, per ora con un contratto part-time, ma a tempo indeterminato.»
Io cado dalle nuvole, non sapevo di questa professione e gli chiedo spiegazioni.
«Ma sì, è un lavoro piacevole e per niente stressante, si fa interamente in smart working, basta una buona connessione Internet.»
«Ma quindi... mi scusi se banalizzo... si tratta semplicemente di diffondere fake news cospirazioniste? E la pagano per questo?»
«Certo, ma guardi che anche qui ci va un certo talento: bisogna selezionare continuamente, ci sono milioni di notizie, individuare quelle che funzionano di più dal punto di vista del marketing, quelle che hanno più presa, mi capisce?»
Annuisco.
«E bisogna continuamente stare al passo coi tempi. Insomma avrà visto anche lei che ogni giorno escono complotti nuovi... Devi tenerti sempre aggiornato... Ad esempio adesso va tantissimo il 5G, ma guai a fossilizzarti: rischi di rimanere tagliato fuori. Chiaramente puoi decidere di andare sul classico, è una scelta anche quella... i vaccini ad esempio: andranno sempre perché sono un prodotto senza tempo, ma ed esempio chi si è buttato sulle scie chimiche adesso fa la fame, non vanno più!»
Gli chiedo se si guadagna bene.
«Mah... alla fin fine dipende sempre dal target che uno si dà: c'è gente che fa la grana con questo lavoro. Io mi accontenterei di viverci decentemente.»
«Lei mi stupisce sempre» gli dico ammirato. «Ma chi sarà il suo datore di lavoro, se posso permettermi?»
«Non dovrei dirlo, loro non vogliono che si sappia. Ma lei mi è simpatico... l'azienda si chiama "Deep State" ma sarebbe in pratica un rebranding: una volta si chiamava "Poteri Forti", se la ricorda?»
«Il nome non mi è nuovo»
Mi sorride con complicità.
«A me piaceva il vecchio nome... ma capirà: l'inglese funziona di più, come un po' in tutto, del resto...»
Avrei ancora tante domande da fargli, ma dobbiamo salutarci: è arrivato il nostro turno. Ci salutiamo con cordialità rispettando il doveroso distanziamento sociale e in un attimo lo vedo sparire dietro il banco delle mozzarelle.

(Aprile 2020)

Kamikaze 3

L'altro giorno al mercato ho avuto di nuovo il piacere di scambiare due chiacchiere con quel tizio che di professione fa il kamikaze. Mi ha salutato con il solito calore, ma si vedeva che era sofferente, non capivo se per malessere fisico o per qualche conflitto interiore. Gli ho chiesto cosa avesse; mi aspettavo di sentirlo parlare di insoddisfazione lavorativa, o magari del senso di inutilità che ti prende dopo tanto tempo che ti fossilizzi nello stesso lavoro. Invece: «Amico mio, non me ne parli. La schiena mi fa impazzire, ho l'ernia del disco, una sciatica che non le dico. Dovrei stare a riposo, ma sa... noi kamikaze dobbiamo camminare in continuazione per cercare obiettivi sensibili... ad ogni passo è una fitta, una scossa elettrica fino al calcagno... e sì che io sono uno che di solito sopporta bene...». Dico: «Ma ha fatto gli esami?» «Come no, dentro e fuori dagli ambulatori, tempi di attesa, una barba» «E cosa dicono i medici?» «Cosa vuole che dicano... uno l'ernia se la tiene, si fa la sua ginnastichina e tanta pazienza» «E come fa col lavoro?» «Ah non posso certo stare in mutua! Nel nostro lavoro uno può crepare ma non ammalarsi. Meno male che adesso fanno queste cinture lombari che ti tengono ben dritta la schiena. E ti danno un minimo di sollievo.» E mi ha mostrato quella che sembrava una normale cintura lombare steccata, ma che a ben guardare, ospitava una serie di cilindri di metallo collegati a dei fili elettrici. Lui mi guardava con aria complice. «Ma non mi dica! Ha una cintura lombare esplosiva? Ma è geniale!» «Non lo dica a nessuno» mi ha risposto.  «All'organizzazione non piace, è poco virile... sa com'è... noi kamikaze siamo sempre costretti a mostrarci spietati, invincibili. Ma neanche noi siamo superuomini. Del resto io non saprei come fare altrimenti». Mi ha sorriso, gli ho dato una pacca sulla spalla, con delicatezza, e ce ne siamo andati, ognuno per la sua strada.

(Giugno 2017)

Kamikaze 2

Oggi in centro ho rivisto quel tizio che lavora come kamikaze. Mi ha riconosciuto e mi ha salutato con calore, ma ho visto subito era più mogio dell'altra volta. Gli ho chiesto: «Come mai è ancora in giro, non ha ancora trovato un obiettivo sensibile?» «Signor mio, non è un bel periodo, abbiamo una concorrenza spietata da parte dell'Islam» mi ha risposto. Ho convenuto che in effetti quelli dell'Islam sembrano più motivati, più entusiasti, insomma che ci credano di più. «Che lavoro fa lei, se posso permettermi?» Gli ho detto che lavoro in un'azienda privata. «Non vorrà mica dirmi che lei crede davvero che i prodotti della sua azienda siano migliori di quelli della concorrenza?» «Beh, no, che c'entra, il lavoro è lavoro, ce li si fa piacere per forza» «E anche per loro è uguale... sembrano più motivati perchè hanno un buon marketing... e poi niente da dire, sono trattati meglio come lavoratori, hanno più benefit nel dopolavoro. E non hanno praticamente pressione fiscale. A noi kamikaze italiani le tasse ci uccidono letteralmente...». Mi ha sorriso e ha aggiunto: «Ma insomma, bisogna essere ottimisti. Ho in mente un progettino per cui sentirà presto parlare di me» «Glielo auguro di cuore». Ci siamo salutati, l'ho visto con la coda dell'occhio che entrava in un centro commerciale e io me ne sono andato per la mia strada.

(Febbraio 2016)

Kamikaze 1

Oggi alla fermata parlavo con uno che di professione fa il kamikaze. Gli ho chiesto come andava. «Amico mio» mi ha risposto. «Questo è un buon periodo, c'è tanto lavoro, non discuto, ma consideri che noi abbiamo una carriera molto corta, come i calciatori, e dobbiamo darci da fare finché siamo giovani, e poi non c'è pensione, niente ferie pagate, non c'è malattia. Ora mi scusi, ma le consiglio di farsi un po' in là, che devo lavorare.»

(Novembre 2015)

05 aprile 2020

La Non Quarantena

Il Sig. Lazzaretto guardò ancora una volta la sua casa vuota con uno struggente desiderio di entrare e rimanerci rannicchiato dentro, al riparo da tutto. Da quando il governo aveva imposto il divieto di quarantena, nessuno poteva starsene nella propria casa e ognuno era costretto a vagare di abitazione in abitazione, occupando quelle degli altri e dormendo ogni notte in una casa diversa. 
A volte ti capitava una villa con piscina e parco, ma più spesso ti beccavi un miniappartamento periferico di 35 mq con annessi tre bambini frignanti e un cane puzzone. Il Sig. Lazzaretto sapeva che il vorticoso cambio di domicilio era essenziale per arginare il diffondersi del virus, ma nondimeno sentiva sempre più il peso di dover utilizzare ogni giorno lo spazzolino di un altro, leggere libri di altri che lo disgustavano e per di più da una pagina imprecisata, non potendo mai conoscerne l'inizio. Ma la cosa che più lo deprimeva era l'obbligo di creare assembramento nel parco, con gli altri runners. Questo proprio non poteva sopportarlo.




La Quarantena

22 gennaio 2028: Il Sig. Lazzaretto, da poco alzatosi dal letto, guardò dalla finestra la strada deserta. Vide con la coda dell'occhio un vicino affacciarsi alla finestra della casa di fronte, ma non ricordava se fosse qualcuno che aveva già conosciuto o uno nuovo.
Non c'era modo di saperlo, quindi decise che non era importante. Da giorni stava arrovellandosi nel tentativo di ricordare come mai a nessuno fosse consentito di uscire dalla propria casa.
C'era stato un tempo in cui si poteva fare, di questo era certo: ricordava distintamente di avere raggiunto lui stesso la città più a valle, forse anche più volte in passato. Certo non ricordava il nome della città, ma certi angoli, certe piazze, certe vie larghe e dritte lungo le quali si ergevano palazzi signorili erano nettamente impressi nella sua memoria. Peccato non poterci tornare...
Del resto quei signori alla TV erano stati molto chiari: stare in casa. Il Sig. Lazzaretto non aveva mai avuto l'impulso di violare la direttiva, ma pensò che gli sarebbe stato più facile accettarla se avesse trovato una risposta al suo interrogativo: c'era una ragione precisa per cui non si potesse uscire? Eppure era convinto che in passato, si intende molto tempo prima, la ragione gli fosse nota. In ogni caso adesso non ricordava.
Una guerra magari. Ecco, forse era radioattività? Un'esplosione nucleare che aveva reso il mondo esterno impraticabile. Poco plausibile: non gli era stato detto nemmeno di tenere le finestre chiuse. E poi, se davvero ci fosse stato un fall-out nucleare, sarebbero morti già tutti, lui compreso, e compreso il vicino di fronte.
Un'epidemia? Possibile, ma non gli veniva in mente né quale malattia, né se qualcuno di quelli che conosceva fossero stati contagiati. Lui di sicuro non ricordava di essere stato malato.
Magari il vicino di casa ne sapeva di più, ma come fare a chiederglielo? Lo vedeva sempre per pochi secondi e non era mai nemmeno accaduto che avessero incrociato lo sguardo. Gli capitava di vederlo in particolare al mattino. Decise che l'indomani avrebbe provato ad attirare la sua attenzione.
Ecco, si sentì molto sollevato, aveva finalmente trovato qualcosa da fare, adesso si trattava solo di capire come. Ma il Sig. Lazzaretto non se ne preoccupò: avrebbe avuto molto tempo davanti per capirlo.

12 gennaio 2020

Il Pubblico del Jazz



Introduzione

A ciascuno di noi sarà capitato prima o poi di partecipare come spettatore a un concerto di jazz. Non parlo ovviamente dei concerti a teatro, ma piuttosto delle semplici esibizioni di complessini jazz nei locali cittadini, spesso durante la cena in ristoranti o in club. Questo breve compendio ha lo scopo di minimizzare il disagio che voi spettatori dovrete normalmente subire durante l'esibizione di jazzisti che, disturbando con la loro musica la vostra conversazione, potrebbero, se non opportunamente tenuti a bada, rendere estremamente sgradevole la vostra serata fra amici.


L'approccio psicologico

Innanzitutto è opportuno sapere che i jazzisti, a dispetto dell'apparenza, sono persone dall'animo semplice e gentile. Di conseguenza provare ad entrare in sintonia con loro è solitamente un'idea migliore che cercare un aperto dissidio. Per cominciare, se state cenando in un locale e vi sono dei jazzisti che pretendono di esibirsi vicino al vostro tavolo, è opportuno sapere che, se muoverete ritmicamente la testa fingendo di seguire il ritmo per qualche secondo con finta espressione rapita, darete al jazzista l'illusione che state apprezzando la sua musica, cosicché lui vi qualificherà come pubblico non ostile e nutrirà verso di voi un piccolo debito di gratitudine che potrà durare anche parecchi minuti.

Tempistiche di conversazione

Avete mai fatto caso che nel jazz vi sono dei momenti in cui la musica è forte e veloce, o addirittura frenetica, e altri in cui invece i jazzisti suonano musica più lenta e a basso volume? Questi momenti, solitamente chiamati "ballads", costituiscono certamente una ghiotta occasione per conversare con i vostri vicini di tavolo. Il massimo, secondo gli esperti, sarebbe approfittare dei cosiddetti "assoli di contrabbasso". NB: se non siete sicuri di poter riconoscere il contrabbasso, sappiate che si tratta di quel violino molto grande che non si capisce a cosa serva. Dal momento che invece la normale conversazione sarà  difficoltosa durante i pezzi più veloci e rumorosi, voi ne approfitterete per dar sfogo agli schiamazzi liberatori e ai rituali cori sportivi, ma cercando sempre di non esagerare con le vostre urla, per il dovuto rispetto verso i musicisti. Va da sé che riserverete invece le conversazioni intime ai momenti musicali più pacati.


Il ritmo del jazz

Tutti sanno che il jazz può essere trascinante per via del suo ritmo, anzi si potrebbe dire che il ritmo del jazz giustifichi in parte tutte quelle note astruse e per lo più francamente noiose. Farete la felicità del jazzista in sala se, occasionalmente, accompagnerete con il battito delle mani il fluire della musica. Ovviamente, anche se può sembrare una banalità, il clap va fatto in questo modo: "UNO!" (due) "TRE!" (quattro). Questo aiuterà il jazzista a improvvisare con maggiore lena e fluidità. In aggiunta, potrete ottenere un effetto molto suggestivo se con le posate sui bicchieri cercherete di simulare il caratteristico modo di percuotere le percussioni da parte del batterista: con un po' di esercizio sarete senz'altro in grado di creare una bella sinergia con i musicisti, che non mancheranno di farvi capire il loro apprezzamento con sorrisi e strizzatine d'occhio. Infine, se avete dei bambini con voi, lasciateli liberamente circolare tra gli strumenti. I bambini saranno naturalmente attratti da tamburi e piatti della batteria e cercheranno di percuoterli durante le più infuocate sessions con grande soddisfazione dei musicisti, che di solito amano molto questo tipo di attenzioni da parte dei più piccini. 

Conclusioni

Sono semplici trucchi, vorrei quasi dire piccole astuzie, ma potranno davvero cambiare il vostro atteggiamento nei confronti del jazz perché non sarete mai più costretti a dovervi rivolgere al gestore affinché faccia zittire i musicisti, cosa sempre spiacevole e francamente di cattivo gusto. Buon ascolto a tutti!


29 ottobre 2019

Passaporto Elettronico

Dovendo rinnovare il passaporto, il Sig.Lazzaretto si accinse a fare la richiesta di appuntamento online sul sito della Polizia di Stato, procedura di recente introdotta per snellire le pratiche burocratiche, grazie all'informatizzazione della pubblica amministrazione.
Una volta "loggato", però, il sito gli fece sapere che non esistevano uffici di polizia nella sua area di residenza e quindi non si poteva procedere all'appuntamento.
Il Sig. Lazzaretto, dando prova di arguzia notevole, provò a controllare la sezione anagrafica, che effettivamente aveva tutte le informazioni correttamente compilate, tranne il comune di residenza. Tale circostanza rendeva impossibile al sistema informativo individuare un ufficio competente, ma l'incongruenza inspiegabile era che il comune di residenza avrebbe dovuto essere un dato obbligatorio per ottenere le credenziali.
Tralasciando di porsi ulteriori domande in merito, una volta aggiunto il dato mancante, il Sig. Lazzaretto si trovò dinnanzi al più complesso e articolato form da compilare che memoria d'uomo ricordi. Innanzitutto tutti i dati anagrafici andavano compilati nuovamente (e solo questi occupavano già una ventina di campi), poi si rendeva necessario compilare altri campi di varia natura, fra cui, altezza, peso, carte di identità di tutti i parenti prossimi fino alla quarta generazione, valore del colesterolo HDL e dei trigliceridi, taglia dell'intimo, marca di deodorante preferita e altro. Dulcis in fundo, un avviso ammoniva il Sig. Lazzaretto che aveva 15 minuti a disposizione per la compilazione, dopodiché i dati introdotti sarebbero andati persi.
Alla fine del processo il Sig. Lazzaretto realizzò di poter fissare sì un appuntamento in tempi brevi, ma nel solo ufficio di Bardonecchia.
In conclusione, potendo suggerire una miglioria ispirata ai tuttora insuperati metodi della Stasi nella DDR, maestri indiscussi di burocrazia punitiva, il Sig. Lazzaretto avrebbe aggiunto l'obbligo che la compilazione andasse effettuata durante immersione in acqua ghiacciata.
Il lato positivo, è che una volta ottenuto il passaporto,il titolare può approfittare dell'opzione "espatrio definitivo", soluzione alla quale purtroppo il Sig. Lazzaretto non è interessato per ragioni meramente anagrafiche.

21 settembre 2019

Linciaggio Sommario

Il Sig. Lazzaretto, uso a passare in una strada cittadina di solito relativamente poco trafficata, una mattina vi trovò sorprendentemente una lunghissima coda, che interessava un discreto numero di mezzi pubblici, oltre a innumerevoli automobili.
Dopo alcuni minuti di immobilità, decise di sfruttare il fatto di viaggiare su uno scooter, e iniziò, con prudenza, a zigzagare tra i veicoli fermi, fino a guadagnare la testa della coda stessa. A quel punto realizzò che la corsia di marcia era completamente ostruita da due automobili di grossa cilindrata che si erano evidentemente toccate nell'intento di scartare una transenna che delimitava una piccola area di lavori stradali. Il Sig. Lazzaretto dedusse questo dallo specchietto retrovisore esterno di uno dei due autoveicoli che appariva danneggiato e dalla presenza sulla carreggiata di due giovani ben vestiti dalle barbette hipster molto curate, intenti a fotografare i risibili danni riportati nel sinistro.
Il Sig. Lazzaretto si avvide inoltre che un paio di automobilisti alla testa della coda, così come alcuni passanti sul marciapiede, inveivano rumorosamente contro i due individui impegnati nei rilievi fotografici, cercando invano di far loro notare come tale comportamento non correttissimo stesse provocando un disagio considerevole a centinaia di persone in coda, per di più ignare della futilità della reale causa dell'incolonnamento. Alcuni passanti ipotizzavano inoltre che il comportamento scorretto stesse provocando interruzione di pubblico servizio, visti i numerosi autobus coinvolti.
I due eleganti giovani, tuttavia, sembravano non essere sensibili a tale monito: al contrario essi ostentavano con strafottenza la chiara volontà di mantenere gli autoveicoli fermi sulla carreggiata, fino al completo espletamento delle pratiche assicurative, come se l'incidente fosse di ben altra gravità: a loro modo di vedere, la necessità di dirimere torti e ragioni era di gran lunga prioritaria rispetto alle esigenze del traffico.
Il Sig. Lazzaretto rimase qualche secondo ad osservare incredulo la curiosa scena, ma, una volta che si fu creato l'agognato spazio di manovra, visto il forte ritardo accumulato, decise di dare gas allo scooter e si allontanò, non senza pensare come l'antica pratica del linciaggio sommario, atto di per sé assai barbarico, in rari casi venga a possedere invece una indiscussa valenza educativa.

10 settembre 2019

Badanti aziendali

E’ un fatto incontrovertibile l’impossibilità pratica per ognuno di noi di raggiungere l’età pensionabile, che, come è noto, si allontana progressivamente e inesorabilmente. Per questa ragione, a mio avviso, la vera sfida futura per le aziende e per la pubblica amministrazione sarà riuscire ad armonizzare la funzione dell’ufficio, e in generale del luogo di lavoro, con quella della casa di riposo, allo scopo di garantire ai dipendenti più anziani un'assistenza infermieristica completa in orario lavorativo.

La figura chiave preposta a questa mansione è il badante aziendale, che avrà ad esempio il compito di accompagnare l'impiegato nel trasferimento dalla scrivania alla sala riunioni o alla mensa, di occuparsi dell'igiene del dipendente, cambiandogli il pannolone o sistemandogli il catetere, e di dargli supporto tecnico e morale nell’uso quotidiano di Office.

Il lavoratore in questo modo vedrà minimizzati i disagi causati dalla progressiva degenerazione della sua attività lavorativa, e sarà possibile somministrargli in modo efficiente tutte quelle mansioni palliative di cui il dipendente anziano abbisogna e che lo accompagneranno serenamente, in modo eticamente sostenibile, fino alla fine del rapporto di lavoro.

27 giugno 2019

Pinocchiet

L'arrivo dell'estate ci porta in dote la ricomparsa ad ogni angolo di strada di maschi con pantaloni a pinocchietto, scelta d'abbigliamento prediletta dai popoli di tibia corta, come i mediterranei e i latino americani.
Possibile non rendersi conto, nel proprio stato di appartenenza a razze per natura non slanciate, come il polpaccetto peloso e corto venga ulteriormente schiacciato a terra, come la tozza andatura venga inchiattita oltre misura da un tale naturale compressore di quadricipiti?
Ma invece, nell'indossare l'immondo pantalone a 3/4, inspiegabilmente questi individui estivi sembrano addirittura voler evidenziare tale brevità, forse a evocare una possibile compensazione con la presunta lunghezza e magari possanza del terzo arto. O almeno io non trovo altra spiegazione.

13 giugno 2019

Classificazione non sistematica degli automobilisti molesti

Ho cercato di classificare in questo breve compendio alcune tipologie di automobilisti molesti che è frequente incontrare nelle nostre strade. L'obiettivo è attribuire un nome preciso ad ogni specifica categoria, sperando che possa tornarvi utile durante i vostri trasferimenti nel tentacolare traffico urbano o extraurbano. La classificazione è puramente arbitraria, sicuramente non esaustiva, ed è altamente probabile che molti automobilisti da voi incontrati possano ricadere in più di una categoria. Vado senz'altro a cominciare.



La Crosta

Nella popolosa famiglia delle Croste ricadono gli automobilisti caratterizzati da andatura lenta, preferibilmente al centro della carreggiata, con inspiegabile tendenza a frenare molto più del necessario. Questa categoria ha due varianti principali, la Crosta con cappello e quella senza, più pericolosa perché almeno il cappello dà un'indicazione utile a individuare subito una Crosta in modo da limitarne i danni. Su strada di montagna la Crosta è la principale causa di incidenti frontali di automobilisti esasperati, che tendono a sorpassare con scarsa visibilità pur di togliersi il soggetto di torno. Vi sono molte varianti e specializzazioni di questa categoria: le vedremo nel seguito.


Il Pole Sitter

Il Pole Sitter ama partire sempre in pole position: per ottenere questo egli non si fermerà mai prima del semaforo, ma invece si attesterà in posizione più avanzata, solitamente invadendo le strisce pedonali e attirandosi così l'odio imperituro dei pedoni in attraversamento. Qualora ve ne sia possibilità, all'approssimarsi del semaforo, il Pole Sitter non si farà scrupolo di invadere la corsia opposta per superare la coda e andare a piazzarsi in testa in attesa del verde. La combinazione di Pole Sitter e Crosta è particolarmente perniciosa: questo tipo di automobilista si piazzerà sempre davanti agli altri, ma poi procederà lento al centro della carreggiata, impedendo il sorpasso fino al semaforo successivo, dove nuovamente si piazzerà in testa.


Il Temporeggiatore

E' una specializzazione della Crosta, caratterizzata dall'andatura lentissima in avvicinamento al semaforo verde, ma con un'improvvisa e repentina accelerazione a giallo avanzato, che lo porterà ad attraversare il semaforo allo scattare del rosso, costringendo l'inseguitore a fermarsi, cosa che quest'ultimo farà, non senza maledire tutti i suoi parenti anche se deceduti.


L'Annusaculo

E' quello che, a qualsiasi velocità di crociera, si piazza a 6cm di distanza da chi lo precede, di solito per farlo cambiare corsia, ma non sempre: c'è una tipologia che ama proprio viaggiare così, senza nemmeno l'intenzione di sorpassare. L'Annusaculo ha anche la variante con lampeggianti. L'antidoto è la frenata secca, meglio se con auto non di primo pelo.


L'Anfitrione

L'Anfitrione è quello che ama invitare: nel caso automobilistico, l'invito è la manovra dello spostarsi leggermente a sinistra per poi girare a destra e viceversa. Tipicamente l'Anfitrione mette la freccia nella direzione in cui intende svoltare, ma poi mentre qualcuno lo supera dalla parte opposta egli lo spinge verso l'esterno, tagliandogli la strada e constringendolo ad abortire il sorpasso. Questo comportamento è chiaro retaggio di un tempo in cui il servosterzo non esisteva e sterzare con un'automobile di grandi dimensioni poteva richiedere uno sforzo significativo. L'invito dunque aveva lo scopo di addolcire il raggio di curvatura. Con le auto moderne è solitamente indice di demenza senile.


L'Autocentrato Fluttuante

Questa categoria è anch'essa una variante della Crosta, ma la sua caratteristica specifica è quella di non rendersi conto dell'esistenza di altri automobilisti e per questo di tenere un'andatura imprevedibile, con rapide accelerazioni, pencolamenti, cambi di corsia, attacchi di sonnolenza allo scattare del semaforo verde. L'Autocentrato Fluttuante con ascendente Crosta, dopo aver provocato 7 km di coda, tenderà sempre ad accelerare nel preciso momento in cui si creerà lo spazio per operare l'agognato sorpasso da parte degli esasperati inseguitori. Tuttavia, a differenza del Pole Sitter, l'accelerazione del Fluttuante non sarà motivata da alcuna volontà di mantenere la posizione di testa, quanto da totale assenza di consapevolezza dell'altro da sé. Per questo egli non sarà in grado di rendersi mai conto di quanto disagio provocherà nella circolazione. Benché i soggetti a questa sindrome siano sempre esistiti, l'uso di Whatsapp alla guida ha contribuito ampiamente al recente incremento abnorme del fenomeno.

Ristrutturando


E' ora di dare il bianco in mansarda. Sì però nello studio, quel perlinato fa cacare, forse meglio toglierlo e mettere del cartongesso, no? Solo che una volta tolto, ci trovi strati e strati di laminato e polistirolo marcio a non finire, insetti morti, cimici e alla fine, sorpresa, le tegole. Beh, ma allora è il caso di risanare, così si migliora di brutto l'isolamento. Sì, ma vuoi rifare l'isolamento in una stanza sola, a cosa serve? E poi mica puoi tenere il resto così, adesso che sai che razza di schifezza c'è. Bene, prendiamo il toro per le corna e facciamo la stessa cosa anche nelle altre stanze. Figo, possiamo lasciare le travi a vista, sai come prende valore la casa? Però cazzo costa tanto, possiamo fare la detrazione fiscale? Purtroppo non quella per risparmio energetico, perché bisognerebbe fare un isolamento più radicale, passando per il tetto, che però è condominiale. Ah, ecco, ma allora possiamo chiedere la semplice detrazione per lavori di manutenzione straordinaria, no? Eh no, questi qui, per quanto importanti, sono comunque lavori di manutenzione ordinaria. Però il trucco ci sarebbe, spostiamo questa tramezza e diventa manutenzione straordinaria. E inoltre lo studio diventa più spazioso, a scapito dell'ingresso, ma cosa te ne fai di quell'ingresso? Fantastico, vediamo il progetto. Eccolo, però devi considerare che si crea un problema pavimenti. Perché lo studio ha il parquet e l'ingresso ha le piastrelle. Ok, ma io ho ancora parecchio parquet avanzato, possiamo usarlo per la nuova porzione dello studio e, se abbiamo culo e ci bastano, possiamo pavimentare anche l'ingresso. Purtroppo non bastano... di poco, neh? Ma non bastano. Beh, ma un pavimento in piastrelle per l'ingresso non costa mica tanto. Servono nove metri quadri, un'inezia. Dico, ma mettiamo delle piastrelle nuove nell'ingresso e lasciamo quelle vecchie nel bagno e nell'altra stanza? In effetti, non è il costo delle piastrelle che fa la differenza, sono poche centinaia di euro in più, ma è tutta un'altra cosa. A dire il vero però, cambi le piastrelle in bagno e lasci i rivestimenti sui muri che sono roba dozzinale anni '60? Eh già, ma facciamo le cose semplici: mettiamo le stesse piastrelle anche sui muri del bagno! Certo, inutile mettere piastrelle diverse... se posso permettermi, però, concorderai che i sanitari son ben bruttini eh? Tu immagina il bagno tutto nuovo coi vecchi sanitari anni settanta ingialliti. Non costa mica tanto cambiarli. Ok è ragionevole. Unica cosa: spacchi le piastrelle, facile che si rompa un tubo, e comunque l'impianto idraulico già che ci sei si fa nuovo. In effetti, quell'impianto ha sempre problemi di scarico, forse non è una cattiva idea. Esatto, però segui il mio ragionamento. Questo è un bagno mansardato. Vai a pisciare e batti la testa sulle travi una volta su due. Di là c'è sta stanzetta inutilizzata o quasi. Dal momento che dobbiamo rifare l'impianto idraulico, non sarebbe sensato spostare il bagno nell'altra stanza? Così lo fai bello comodo, spazioso e dove c'era il bagno fai delle armadiate, una stanza di servizio. Scherzi? Ho speso 1000 euro per il box doccia tre anni fa... Ma noi il box doccia lo ricicliamo, facendo la doccia delle stesse dimensioni. Consiglio tuttavia di spostare leggermente il muro tra l'attuale bagno e il futuro bagno, in modo da ricavare un po' più di spazio nella stanza mansardata. Come bagno andava bene, ma metti che ti dovesse servire una stanzetta in più? Sarebbe inutilizzabile con sto tetto spiovente. Mi sembra ragionevole. Ecco il progetto del bagno nuovo, c'è un problemino. Il box doccia è alto 1,70. E allora? Beh nella stanza mansardata era giocoforza... ma qui, con l'altezza normale, un box doccia da cui esce mezza testa fa schifo... o no? Sì lo ammetto. Scusa, ma se non dobbiamo riciclare il box doccia, forse tanto vale ingrandire la doccia, no? Logico, basta comprare un piatto doccia più grande e ritoccare il progetto... (continua)